.

amor, ch'al cor gentil ratto s'apprende
COSTELLAZIONI FAMILIARI
post pubblicato in diario, il 20 novembre 2008
La mia psicoterapeuta mi ha invitata, sabato scorso, ad una costellazione familiare, da lei guidata: una cosa molto interessante.

"Ogni essere umano è parte di un tutto chiamato Universo. Egli sperimenta i suoi pensieri e i sentimenti come qualcosa di separato dal resto: una specie di illusione ottica della coscienza. Questa illusione è una specie di prigione. Il nostro compito deve essere quello di liberare noi stessi da questa prigione attraverso l'allargamento del nostro circolo di conoscenza e comprensione, sino ad includere tutte le creature viventi e l'interezza della natura nella sua bellezza." A. Einstein.


Spesso la nostra vita viene condizionata da destini e sentimenti che non sono veramente nostri, anche malattie gravi, desiderio di morte, problemi sul lavoro possono essere dovuti a grovigli sistemici familiari che vengono portati alla luce attraverso il processo delle Costellazioni.
Sembra che continui ad agire dentro di noi una struttura arcaica, cieca e inconscia, preposta alla coesione e all'appartenenza nel sistema familiare. Per questo, se in una famiglia è stato dimenticato un membro o escluso, per questa legge inconscia, un altro membro giovane, di generazioni successive, che nulla sa di questo suo predecessore, porterà su di sé il destino di questi e cercherà di seguirlo nella sua tragica sorte.
www.costellazionifamiliari.it




permalink | inviato da etty il 20/11/2008 alle 9:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
applausi
post pubblicato in diario, il 6 settembre 2008
Il nostro "saggio" di fine corso è stato applaudito da amici e conoscenti e la mia Maria Maddalena ha emozionato come poteva e doveva fare.
Quando mi sono trovata a dire quelle cose a delle persone che potevano non averle sentite mai mi è venuta finalemente la vena drammatica, la giusta partecipazione emotiva. "E' per te che io ti amo".
Strano: le altre "attrici" erano nervose, emozionate, io appena un po' presente, finalmente non rinchiusa solo nei miei pensieri.
Voglio fare l'attrice.
E naturalmente voglio innamorarmi di qualcuno che mi ami per me stessa. O almeno non solo e unicamente per se stesso.
"Era un soffio nato nel mio giardino, che alitava verso Oriente? O era una tempesta che avrebbe squassato sin dalle fondamenta tutte le cose?"



permalink | inviato da etty il 6/9/2008 alle 9:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa
maddalena di gibran
post pubblicato in diario, il 30 agosto 2008

Devo interpretare io, recitando all'interno del lavoro conclusivo del mio corso di teatro steineriano, la Maria Maddalena di Gibran. Sarà giovedì verso le sei di sera. Ancora non lo so a memoria, chissà se lo saprò tutto per giovedì...
Questo monologo è molto bello, spero recitandolo di trasmettere qualcosa di quello che mi comunica. Le altre figure sul palco, tutte donne, saranno Caterina (la bisbetica domata), la locandiera di Goldoni e Salomè ancora di Gibran e sempre da Gesù figlio dell'uomo.

Viene un insieme di sentimenti e espressioni della femminilità vario e movimentato. Mi piace.




permalink | inviato da etty il 30/8/2008 alle 17:6 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
maria maddalena (gibran)
post pubblicato in diario, il 26 agosto 2008
Fu nel mese di giugno che lo vidi per la prima volta. Stava camminando in un campo di grano quando passai con le mie ancelle, ed era solo.

Il ritmo del Suo passo era diverso da quello di tutti gli altri uomini, ed Egli si muoveva come mai prima avevo visto fare.

Non è con quell’ incedere che gli uomini percorrono il mondo, e ancora oggi io non so se camminasse veloce oppure lentamente.

Le mie ancelle presero ad additarlo e a scambiarsi trepidi bisbigli. Ed io fermai il passo per un istante, e sollevai la mano per fargli un cenno di saluto. Ma Egli non volse il capo, e non mi guardò. Ed io Lo odiai. Vacillai nella Sua ripulsa; e mi sentii raggelare come sotto un cumulo di neve. Avevo i brividi.

In sogno, quella notte, lo vidi. Più tardi mi dissero che durante il sonno avevo gridato, agitandomi nel letto senza quiete.

Fu nel mese di agosto che lo vidi di nuovo, dalla finestra. Sedeva nel mio giardino, all’ombra di un cipresso; ed era immobile come fosse stato scolpito nella pietra, come le statue che si vedono ad Antiochia e nelle altre città del settentrione.

E il mio schiavo, l’Egizio, venne a dirmi: “Quell’uomo è di nuovo qui. Siede laggiù, in un angolo del tuo giardino”.

Ed io guardai, e guardai ancora, e la mia anima palpitò: perché Egli era bello. Il Suo corpo non era un corpo comune, e sembrava che ognuna delle sue parti vivesse in armonia con tutte le altre.

Allora indossai vesti di Damasco e lasciai la mia casa per camminare alla Sua volta.

Fu la mia solitudine o la Sua fragranza a spingermi verso di Lui? Fu l’avidità dei miei occhi affamati di bellezza? Oppure fu la Sua avvenenza a invocare la luce dei miei occhi?

Ancora oggi non lo so.

Camminai verso di Lui con le mie vesti odorose e i miei sandali d’oro, i sandali che ho avuto in dono dal generale romano: proprio questi. E quando Lo ebbi raggiunto, dissi: “Buongiorno a te”.

Ed Egli mi disse: “Buongiorno a te, Mirjam”.

E mi guardò, e la notte che era nei Suoi occhi mi vide come mai nessun uomo mi aveva vista. E d’improvviso mi sentii come nuda, e provai vergogna.

Eppure mi aveva detto soltanto: “Buongiorno a te”.

Gli dissi allora: “Non vuoi venire nella mia casa?”.

Ed Egli: “Non sono già in casa tua?”.

Non capii cosa intendesse, allora: ma adesso lo so.

E gli chiesi: “Non vuoi dividere con me vino e pane?”.

Ed Egli rispose: “Si, Mirjam, ma non ora”.

Non ora, non ora, disse. E in quelle due parole udii la voce del mare, e la voce del vento e degli alberi, udii. Quando le pronunciò, dentro di me la vita parlò alla morte.

Perché –ricordalo amico mio- io ero morta. Una donna che aveva divorziato dalla propria anima, io ero. Vivevo divisa dal mio essere che tu vedi ora. Appartenevo ad ogni uomo, e a nessuno. Mi chiamavano prostituta, e posseduta dai sette diavoli: così mi chiamavano. Ero maledetta, ero invidiata.

Ma quando l’aurora che era nei Suoi occhi guardò nei miei, tutte le stelle della mia notte si dissolsero: ed io fui Mirjam, solo Mirjam, una donna che si era perduta in una terra che le era nota e che ora stava ritrovando se stessa in luoghi che non aveva mai visto.

E di nuovo gli dissi: “Vieni nella mia casa a dividere con me il pane e il vino”.

Ed Egli disse: “Perché mi chiedi di essere tuo ospite?”

Ed io dissi ancora: “Ti supplico , vieni a casa mia”.

E tutto ciò che in me era zolla, e tutto ciò che in me era cielo, lo invocava.

Allora Egli mi guardò, ed il meriggio che era nei Suoi occhi fu su di me, ed Egli disse: “Tu hai molti amanti, eppure io solo ti amo. Gli altri ti amano per se stessi. Io in te amo te soltanto. Gli altri uomini vedono in te una bellezza che dileguerà più veloce dei loro anni. Ma io vedo in te una bellezza che non svanirà, e nell’autunno dei tuoi giorni quella bellezza non avrà timore di guardarsi nello specchio, e non ne riceverà offesa. Solo io amo in te ciò che non si vede”.

Poi disse con voce lieve: “Và, ora. Se questo cipresso è tuo e non vuoi che sieda alla sua ombra, andrò per la mia strada”.

Ed io piansi e gli dissi: “Maestro, vieni nella mia casa. Ho per Te incenso da bruciare, ed ho un bacile d’argento per i Tuoi piedi. Tu sei uno straniero, eppure non lo sei. Ti supplico, vieni nella mia casa”.

Allora Egli si alzò e mi guardò nel modo in cui immagino le stagioni debbano guardare i campi, e sorrise. Poi disse ancora: “Tutti gli uomini ti amano per se stessi, ma è per te che io ti amo”. Poi se ne andò.

Nessun altro uomo camminò mai come Lui camminava. Era un alito nato nel mio giardino che soffiava verso oriente? Oppure era una tempesta che avrebbe agitato fin nel loro intimo tutte le cose?

Non lo sapevo, ma quel giorno il tramonto che era nei Suoi occhi uccise in me il serpente, ed io divenni una donna. Io divenni Mirjam , Mirjam di Mijdel.

Gibran , “Gesù figlio dell’uomo"




permalink | inviato da etty il 26/8/2008 alle 20:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
euritmia (rudolf steiner)
post pubblicato in diario, il 22 agosto 2008
Una componente non secondaria dell'antroposofia steineriana applicata al treatro è l'euritmia: movimenti del corpo che combinano percorsi sul palcoscenico, a disegnare spirali, circonferenze, onde, linee rette e spezzate, con gesti che materializzano lettere tra le più caratterizzanti la parola in quel momento pronunciata da un lettore (vocali e consonanti hanno ciascuna una propria rappresentazione corporea).
Da farsi non è semplicissimo.
Oggi ho scoperto grazie alla mia "maestra" di teatro steineriano che nei miei gesti e movimenti c'è troppa volontà. Questa volontà che metto nelle braccia, nella parte superiore del corpo, a compensare la mancanza di memoria e di decisione delle gambe, non è "mia", non è la mia volontà profonda, è qualcosa a cui mi costringo convinta di non poterne fare a meno. Mentre lei mi diceva "troppa volontà, meno volontà...", ho sentito sollevarsi il mio peso sul cuore e ho respirato un po' più libera: libera dall'obbligo di impegnarmi con tutta me stessa per non perdere qualcuno che invece ha fatto di tutto per farsi perdere, libera dalla necessità di conquistare, consolare, essere presente.
Posso perdere, posso perderlo, posso non esserci. Meno volontà.
Spero di non dimenticare questo respiro più libero che ho scoperto stasera.



permalink | inviato da etty il 22/8/2008 alle 21:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
anselm grun
post pubblicato in diario, il 21 agosto 2008

e acquarelli di Andreas Felger

        

non l'ho comprato, solo sfogliato e mi è parso bellissimo.




permalink | inviato da etty il 21/8/2008 alle 20:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
i sogni ondeggiano
post pubblicato in diario, il 15 agosto 2008

I sogni ondeggiano chiusi
nel fondo dell'anima al buio
deh! lascia che irrompano al sole
zampilli son essi e ricadono
intrisi di fulgida luce
in grembo alla fonte cantando.

Rainer Maria Rilke 




permalink | inviato da etty il 15/8/2008 alle 14:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa
e non ditemi che il 13 porta male
post pubblicato in diario, il 13 agosto 2008
l'ha detto la Pellegrini, stabilendo il record mondiale femminale di nuoto poche ora fa a Pechino.
Meno male... il 13 è il mio giorno di nascita e il mio numero, me lo ritrovo dappertutto.



permalink | inviato da etty il 13/8/2008 alle 14:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
Philip Roth (Inganno)
post pubblicato in diario, il 11 agosto 2008
"Cercavo sempre di essere il più possibile come gli altri e mi preoccupavo di quello che pensavano di me. Adesso so che sono diversa. Voglio essere me stessa. Voglio qualcuno che è disposto ad amarmi, e che io sono disposta ad amare. Non è necessario per me sposare qualcuno, tutto quello che voglio è… Ma la gente qui ha delle regole, come dappertutto. Odio la Cecoslovacchia perché là le regole sono molto strette. Non ti lasciano respirare. Non mi piace più di tanto l’Inghilterra perché qui c’è un altro tipo di regole. Belle casette con piccoli giardini ben tenuti, ecco, avere cose del genere è tutta la loro vita. Io non riesco a essere così. Sai quell’uomo mi faceva sentire bene accetta. Era meraviglioso. Ecco perché ci sono rimasta così male… Siccome ho avuto un’istruzione io appartengo di più a quella classe in cui non ho abbastanza soldi per entrare. Sono fuori posto. Completamente."



permalink | inviato da etty il 11/8/2008 alle 12:2 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
sentimento del tempo
post pubblicato in diario, il 9 agosto 2008
Sono un uomo ferito.

E me ne vorrei andare
E finalmente giungere,
Pietà, dove si ascolta
L'uomo che è solo con sé.

Non ho che superbia e bontà.

E mi sento esiliato in mezzo agli uomini.

Ma per essi sto in pena.
Non sarei degno di tornare in me?

Ho popolato di nomi il silenzio.

Ho fatto a pezzi cuore e mente
Per cadere in servitù di parole?

Regno sopra fantasmi.

O foglie secche,
Anima portata qua e là...

[...]

Non ne posso più di stare murato
Nel desiderio senza amore.

Una traccia mostraci di giustizia.

La tua legge qual'è?

Fulmina le mie povere emozioni,
Liberami dall'inquitudine.

Sono stanco di urlare senza voce.


Ungaretti La pietà 1928



permalink | inviato da etty il 9/8/2008 alle 9:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
Sfoglia settembre       
calendario
cerca